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ECONOMIA IN CRISI, INCARNATO: “CI VUOLE PIÙ UNITÀ E UNA DIREZIONE CONDIVISA”

L’economia globale sta attraversando un momento molto delicato. La pandemia ha messo in discussione un sistema in crescita, un sistema legato alla socializzazione, al libero scambio. Ma cosa sta accadendo? Quali sono gli scenari futuri? Come affrontarli, in quale direzione bisogna andare? Tanti i quesiti che abbiamo affrontato con Giuseppe Incarnato, Ceo di IGI INVESTIMENTI GROUP, investitore industriale e gruppo leader nel supporto alle medie e piccole imprese.

A causa della pandemia l’economia globale, ormai da mesi, vive un momento complicatissimo. Quali sono i rischi maggiori in questo periodo storico?

“La pandemia mette in discussione il nostro sistema di socializzazione globale che, oltre alla pura valenza economica del libero scambio, assicura un fenomeno sociologico fondamentale per la riduzione dei conflitti globali mediante la familiarizzazione tra persone con valori culturali, religiosi ed economici molto diversi tra loro.

Il distanziamento sociale imposto con la pandemia allontana questo processo e si vedono già in giro fenomeni di episodi nazionalistici e, sotto il profilo economico, autarchici. Tutto questo clima di chiusura delle relazioni internazionali tra persone comuni, per investitori con profilo internazionale come IGI INVESTIMENTI GROUP, rappresenta un pericolo ed una minaccia strategica da scongiurare con ogni mezzo e ad ogni costo”.

Cosa immagina per il futuro? Quali i settori sui quali si potrebbe investire e quali, invece, potrebbero andare incontro ad ulteriori perdite?

“Ipotizzo un rapido ritorno alla normalità a condizione che la classe politica mondiale condivida, coordinandosi, di offrire un messaggio di coraggio e pragmatismo che porti ad applicare tutte le prescrizioni necessarie a ridurre il contagio e gestire in efficienza le cure necessarie ai pazienti con sintomi gravi e non.

Non vedo un’alterazione strutturale dei settori economici su cui investire. Non vedo soluzioni post-apocalittiche. Vedo solo che dobbiamo accelerare il ritorno alla normalità del vivere ante COVID-19. Era un mondo che abbiamo scelto e che ci dava soddisfazione.

Abbiamo il dovere, come classe dirigente, di superare il concetto “della immobilità per paura” per applicare il principio dell’ atteggiamento responsabile che consentirebbe di fare ogni cosa nel rispetto delle prescrizioni mediche imposte.

Non vi è dubbio che finché permane il concetto della immobilità non vi sono settori economici protetti nel lungo periodo, neanche quelli dell’industria alimentare.

Occorre uscire dallo stallo del “grilletto facile” sul  lockdown che è devastante sotto tutti i punti di vista: economico, sociale e delle libertà individuali. Io immagino un futuro a breve …..normale.

Ci vuole più unità e direzione condivisa. Troppe voci fuori dal coro da parte delle comunità scientifica e troppa confusione.

Basti pensare che anche sulle famose mascherine chirurgiche non vi è unità. Non vedo perché non si rendono obbligatorie le mascherine chirurgiche monouso a tre strati che funzionano realmente solo se tutti le indossano uguali. Invece vedo tanta fantasia ed eccentricità su un dispositivo medico che tale deve essere. Eccentricità che mette in pericolo la salute e crea un spaccatura tra ricchi che indossano le FFP2 e poveri che indossano ogni tipo di copribocca solo per evitare le multe”.

Uno strumento al quale molti cittadini stanno ricorrendo è l’eco bonus.

“Tra le politiche di stimolo all’economia stagnante di questo periodo quasi tutti i paesi europei hanno varato benefici straordinari a quella industria che assicura un rapido assorbimento di forza lavoro. Stiamo parlando della industria edile.

Prevedere un credito di imposta pari al 110% dei lavori eseguiti per efficientamento energetico e consolidamento statico degli edifici è una misura molto efficace.

Personalmente preferisco quanto varato in via analoga dal governo Francese che ha posto al centro del processo l’industria edile effettivamente liberandola di orpelli burocratici che invece in Italia stanno ritardando la spinta economica.

In ogni caso il potenziale della misura in Italia può valere anche 500 miliardi di euro di PIL in un anno se non ci complichiamo la vita”.

Parliamo degli imprenditori, dei commercianti, degli autonomi. Il Governo, a suo avviso, sta andando nella giusta direzione o si potrebbe fare di più?

“Le misure adottate dal Governo italiano sono encomiabili. Temo sempre il principio di dirigismo che si sta applicando e che non alimenta il confronto tra le diverse forze politiche. Auspicherei un dialogo permanente tra le diverse forze partitiche per offrire al paese le migliori soluzioni di unità nazionale possibile.

Penso che si potrebbe fare di più per sostenere l’industria e l’impresa. Anche senza misure prettamente economiche ma più normative.

Oggi parte delle strutture dello Stato è slegato dal contesto della crisi economica attuale.

Fossi il governo prevederei una moratoria alle piccole e medie imprese sull’applicazione della normativa del contenzioso tributario e fallimentare fino al tutto il 12/2021, in modo che l’imprenditore possa concentrarsi sul rilancio e riposizionamento dell’azienda reagendo alla crisi con l’innovazione ma senza il freno di una normativa punitiva in Italia sul fare impresa. Su questo punto va detto che il COVID-19 ha acuito un deficit di normativa già presente in Italia che ha portato molte aziende ad espatriare ed importanti multinazionali ad andare via dal nostro Paese. Non basta gridare e battere i pugni se nel giro di un anno multinazionali tedesche, indiane brasiliane e statunitensi come la THYSSENGROUP, ARCELOR MITTAL, EMBRACO ed ultima la WHIRPOOL vanno via dall’ITALIA e la ex FIAT (FCA) ormai è uscita definitivamente dall’Italia. Occorre affrontare l’atteggiamento punitivo e di sospetto che si ha verso l’impresa e l’imprenditore che in Italia non riesce ad essere debellato”.

Come Ceo di Igi ha messo a disposizione del Consorzio Sgai 4 milioni di euro al mese. Un progetto importante che guarda al futuro.

“IGI INVESTIMENTI GROUP sta sostenendo convintamente gli operatori privati che si stanno impegnando nello sviluppo dell’industria edilizia trainata dalle previsioni dell’ECOSISMABONUS.

In questo contesto in ITALIA abbiamo programmato di acquistare crediti di imposta per un totale di 400.000.000 di euro derivanti da lavori edili ai sensi dell’ecosismabonus e nello specifico, posto che mi fa la domanda, abbiamo assegnato un plafond al Consorzio SGAI di Napoli di 48 milioni di euro all’anno”.